Linguistica

i colori della grammatica

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Società Italiana di Glottologia

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Société de linguistique romane

Société de Linguistique Romane

Conferenza a Udine – Video YT

Convegno: “La valorizzazione delle lingue minoritarie: Sardo e Friulano a confronto nel quadro delle nuove metodologie di apprendimento

calatrava strutture come una lingua

TIPOLOGIA E COLLOCAZIONE DEL SARDO TRA LE LINGUE ROMANZE

Una possibilità di descrivere e definire una lingua può essere quella di impostare una tale descrizione in chiave evolutivo-diacronica mediante la comparazione di essa all’interno del gruppo di lingue che condividono la medesima matrice genetica. Procedendo in tale maniera, si potrà stabilire una collocazione della lingua in oggetto all’interno di uno spazio linguistico geneticamente specificato, tramite l’individuazione di alcuni parametri di mutamento diacronico e la risposta che la data lingua in oggetto darà ad essi: cosicché la definizione che ne risulterà sarà ad un tempo tipologica e storico-grammaticale. © mVis!* Maurizio Virdis 2009

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Plasticità costruttiva della frase sarda (e la posizione del soggetto) costruttivita-fior-di-grammatica     estetica della logica dell'estetica

in Revista de Filología Románica, 2000, 17, 31/46 ISSN 0212/999x

La struttura sintattica del sardo, sia medievale che contemporaneo, tradizionalmente poco studiato, presenta come qui documentato, una notevole plasticità. Essa viene indagata prevalentemente in relazione alla variabile posizione del soggetto e alla possibilità che l-oggetto diretto e quello indiretto siano anticipati o meno da clitici.

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http://revistas.ucm.es/fll/0212999x/articulos/RFRM0000110031A.PDFhttp://revistas.ucm.es/fll/0212999x/articulos/RFRM0000110031A.PDF

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zuriNOTE DI SINTASSI SARDA MEDIEVALE
pubblicato in Studia ex Hilaritate. Mélanges de Linguistique et d’onomastique sardes et romanes offerts à M. Heinz Jürgen Wolf,publiés par Dieter Kremer et Alf Monjour dans les «Travaux de Linguistique et de Philologie» XXXIII-XXXIV, Strasbourg – Nancy, Klincksieck, 1995-1996, pp. 507-526.
Ciò che in queste pagine  si vuole analizzare è la struttura della frase del sardo medievale, e in specifico:  1) la posizione reciproca degli elementi Soggetto (S), Verbo (V), Oggetto diretto (O), Oggetto indiretto (I) e altre determinazioni complementari (X); 2) la posizione dei clitici, anche quale spia della struttura soggiacente; 3) l’uso dei clitici in funzione anticipatoria/raddoppiante di argomenti posposti al verbo.
Come in genere le lingue romanze medievali1, anche il Sardo ha, nel costrutto non marcato, il Soggetto in posizione postverbale, anche se non pare avere una costruzione V2 (ossia con verbo in seconda posizione) rigida: non solo perché la frase sarda medievale può avere più di un componente davanti a V, ma anche perché essa può iniziare immediatamente con V. Si potrebbe spiegare la collocazione di S dopo il verbo come il risultato di una risalita di V in FLESS e da qui poi in C (C = Complementatore, d’ora in poi così siglato), risalita che lascerebbe S dietro di sé 2.
Cagliari- Banca di Credito Sardo (ex CIS)
Cagliari- Banca di Credito Sardo (ex CIS)
Dato però che, in Sardo medievale, il Soggetto si trova sempre in posizione postverbale, non solo nelle principali ma anche nelle dipendenti, è difficile pensare, per queste ultime, a una risalita del genere, dato che il nodo C è, nelle dipendenti, ovviamente occupato; si potrebbe allora pensare che il Soggetto, in entrambi i tipi di frase, si collochi in posizione di Aggiunto a V: sarebbe infatti difficile e antieconomico pensare a un S che si genera sotto un certo nodo nelle principali (il nodo SpecFLESS) – e che rimanga poi in posizione postverbale a causa di un movimento di V a C, movimento che pur sembra verificarsi, come vedremo fra breve – mentre solo nelle dipendenti S si genererebbe come aggiunzione a V o a V”; sarebbe più economico invece pensare che S si generi, in entrambi i casi, in una medesima posizione: l’ipotizzabile movimento di V nelle principali non avrebbe poi effetto, in struttura-s, sulla posizione relativa (postverbale appunto) di S rispetto a V.
Bisogna però distinguere fra la posizione postverbale del Soggetto immediatamente adiacente alla destra di V – costruzione largamente maggioritaria – e la posizione postverbale in cui il Soggetto è collocato dopo non solo il Verbo, ma anche dopo l’Oggetto o altro materiale frastico, sempre alla destra di tutto ciò. Nel primo caso l’aggiunzione andrebbe fatta alla destra di V e ciò spiegherebbe la precedenza di S rispetto a O, nel secondo caso l’aggiunzione sarebbe alla destra di V”, il che spiegherebbe la posizione postverbale estrema, a destra, o comunque non immediatamente adiacente a V, alla sua destra.
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lingua-sarda1

CAGLIARI: Porto canale

CAGLIARI: Porto canale

PROFILO LINGUISTICO DELLA SARDEGNA

Capitolo II  Tratti tipici della lingua sarda. La lingua sarda, testimoniata dalle scritture fin dagli ultimi decenni del sec. XI, non ha mai conosciuto una varietà sovralocale, se si esclude la coinè letteraria a base logudorese, impiegata, soprattutto ma non solo, da poeti e letterati a partire dal tardo sec. XVI fino ai primi decenni del Novecento e anche oltre, mentre la variante cagliaritana ha spesso funto da variante ‘colta’ nella metà meridionale dell’Isola.
Le differenze areali sono già tendenzialmente presenti fin dalle prime manifestazioni scritte. Tuttavia queste differenti aree geolinguistiche sarde condividono un buon numero di fenomeni:……
Capitolo III  I dialetti  della lingua sarda.La lingua sarda presenta una fondamentale e storica bipartizione che divide linguisticamente l’isola in due metà, l’una che potremmo dire latamente logudorese a nord e l’altra latamente campidanese a sud: differenziazione già evidente a partire dalle prime manifestazioni scritte, che cominciano ad apparire nel tardo sec. XI, del medioevo sardo.
Difficile dire le ragioni e le cause storiche di questa primaria divisione areale, in buona parte immerse nella ‘protostoria’ della Sardegna medievale, per lo più ancora immersa nella nebbia in misura ben maggiore che per le altre aree biasi1
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giudicatiLe prime manifestazioni della scrittura nel cagliaritano Cagliari - Castello di San Michele

È cosa ben nota che il medioevo sardo, a partire dagli ultimi decenni del secolo undicesimo, ci ha lasciato una produzione documentaria in volgare di dimensioni cospicue, tali che pongono la Sardegna  in una sorta di posizione eccezionale rispetto alle altre regioni e lingue neolatine: eccezionale non tanto per la quantità prodotta, quanto per l’uso così ampio, fitto e frequente del volgare in campo guridico-documentario.

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Il Catalano e il Sardo in rapporto

Convegno La battaglia di Sanluri come scontro fra due  culture: quanto simili e quanto diverse?
Las Plassas, 24 giugno 2007, h. 16   –   Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Maddalena
battaglia-di-sanluro-1409La lingua e la cultura catalana sono state in contatto con la cultura sarda per un tempo assai lungo e con modalità, ora di scontro, ora di incontro, diverse e mutevoli, e non univoche: certamente comunque il Catalano ha auto sul Sardo un’influenza davvero notevole. Influenza che si può valutare sia da un punto di vista interno, che da un punto di vista esterno; tuttavia da entrambi i punti di vista bisogna dare per scontati limiti oggettivi relativamente alla conoscenza che possiamo averne.
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goriziaLa lingua sarda oggi: bilinguismo, problemi di identità culturale e realtà scolastica

Convegno Dalla Lingua materna al plurilinguismo. Organizzato dal Movimento di Cooperazione Educativa del Friuli Venezia Giulia
lingua sarda: semper sa limbas tua appas presente
O sardu, si ses sardu e si ses bonu, Sempre sa limba tua apas presente: No sias che isciau ubidiente Faeddende sa limba ‘e su padronu. Sa nassione chi peldet su donu De sa limba iscumparit lentamente
La lingua sarda vive oggi una situazione e una dimensione che può apparire per molti versi contraddittoria. Da un lato infatti il numero dei parlanti sardi diminuisce progressivamente, in specie tra le giovani generazioni, e, anche fra chi fa uso del sardo, va aumentando il numero di coloro che questa lingua usano in maniera e misura sempre più marginale, in alternanza, spesso anche in un medesimo atto locutivo, con l’italiano; inoltre si assiste a un massiccio processo di rilessificazione che sostituisce a dosi massicce tanta parte del lessico tradizionale e storicamente depositato con elementi supinamente tratti dall’italiano, sì che anche coloro che magari usano il sardo come codice più frequente nella loro esistenza sociale, lo usano con apporto assai cospicuo di lessico esterno alla lingua. Questo da un lato, dicevo, il lato negativo; dall’altro si assiste positivamente a un fenomeno per il quale il sardo viene usato con maggior competenza, appropriatezza e ricerca linguistica da parte di svariati scrittori e intellettuali; sì che si può dire che oggi, proprio ora che la lingua sarda perde sempre più tanti dei suoi utenti, essa, d’altro canto si raffina nel suo uso e dà forse le prove migliori che mai abbia dato nella scrittura letteraria e non solo; perché il sardo  trova impiego anche nella stampa, in riviste specializzate (sempre comunque di carattere letterario umanistico e culturale, meno o quasi per nulla nell’impiego tecnico scientifico), e, pur in misura minore, in determinate trasmissioni televisive delle emittenti locali. Soprattutto, mi preme sottolineare, si è arrivati in questi ultimi decenni alla creazione letteraria in prosa, i cui primi esperimenti moderni (fatte salve alcune eccezioni ottocentesche) sono cominciati circa una ventina d’anni fa, ma si infittiscono oggi con risultati più che pregevoli, tra i quali si annoverano anche dei bei tentativi di traduzione.
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porto-canalecagliari

Videointervista 2008 http://www.youtube.com/watch?v=_xzk2y9lctc intervista-2008

CAGLIARI Santi Giorgio e Caterina dei Genovesi

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sintassitesto

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Syntactica LEGGI

http://docs.google.com/Doc?docid=dg6c69fz_13d7cbfndq&hl=en

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Sa pratzidura diatòpica de sa lìngua sarda/La divisione diatopica della lìngua sarda

FILS 11-12 . Cagliari, novembre 2011

Est cosa connotta de tottus ca sa lìngua sarda est pratzia in fuedhadas diversas e dissimbillantis, candu prus candu de mancu, s’una de s’attra. Mancai sa lìngua sarda siat una e una scetti. E custu poitta ca una scetti est s’arrèxini e sa manera de cummenti s’est ispirigada sa lìngua latina po ’ndi benni lìngua sarda: e gi’est po cussu insandus chi sa lìngua sarda tenit meda caràtteris chi funti sempri is proprius in calisisiat logu si fuedhit su Sardu. Iat a bastai a nai su fenòmenu de sa metafonesi, sa punna de su Sardu a mantenni sa sìllaba obetta; sa manera analìtica de fai su tempus verbali de su benidori (e.a.n. su futuru: p. es. app’a nai,as a fai), s’artìculu determinativu (su, sa) chi benit de su latinu ipsum/a e no de illum/a cumenti est in casi tottu is attras lìnguas romànicas; s’affortziamentu de is cussonantis; su de ’nci ponni sa preposizioni a deinnanti de su complementu oggettu si custu est una pessoni (p.e. appu intendi a Nàssiu): e meda attrus ’nd’ia podi mentovai. E prus parìvile ancora est sa lìngua sarda si pigaus a contu is fenòmenus de  sa sintassi: chini no connosci s’espressioni po fai certus tipus de dimandas, cument’iat essi Intèndiu m’as? calendinci fias? A Frantziscu fuedhai dhi deppeus?, po nai una de is cosas prus connottas e spainadas in tottu su Sardu; e ia podi acciungi sa manera de imperai su modu infinidu, o su gerùndiu, o sa tràmuda de is costituentis sintàtticus in sa fràsia, cummenti aina po espressai certus bisòngius e fainas pragmàticas (p. es. una domu nova mi seu comprau). E no est de si scaresci chi su cabbali de su lèssicu, de is paràulas est a nai, est, in sa fondamenta sua (e no scetti), su matessi in tottu is fuedhadas  de sa lìngua sarda. leggi>>

La varietà di Cagliari e le varietà meridionali del Sardo.

Maurizio Virdis  

La varietà di Cagliari e le varietà meridionali del Sardo.

È ben noto che il Sardo ha una fondamentale divisione diatopica che divide il suo spazio  geografico in due metà, l’una settentrionale, l’altra meridionale. I principali tratti che distinguono queste due aree possono essere riassunti nella seguente tabella:

Base originaria latina NORD SUD 
-E, -O (finali) -e, -o -i, -u
Ĉ / Ĝ + E, I ĉ/ĝ + e, i č/ǧ + e, i;
-L- l (dentale) ʟ (velare), ṛ, b, (g)w, ʔ
L + J ǧ > dz ll
T/C + J th > t/tq ts
R- r- ar + r-
S + Consonante is + consonante (i)s + consonante
QU (+ vocale) bb qw

Se vogliamo aggiungere alcuni tratti morfologici, aggiungeremo la neutralizzazione di genere dell’articolo determinativo in is a meridione contro l’opposizione sos m. ~ sas f. a settentrione, e le diverse forme dei pronomi clitici derivati da ILLUM/-A /-I/-OS/-AS/-IS che, a sud, mantengono la consonante geminata, pur evoluta nella retroflessa ḍḍ (e magari, in determinate condizioni fonotattiche, tali pronomi mantengono anche la forma piena: (i)ḍḍu/-a/-i/-a/-os/-as/-is); di contro all’area settentrionale che presenta forme degeminate e sempre aferetiche: lu/-a/-i/-a/-os/-as/-is.

È ben chiaro che le isoglosse relative a questi duplici esiti delle due macroaree non coincidono, esse tuttavia tengono comunque un andamento est-ovest che divide le due metà dello spazio in un’area settentrionale e in un’area meridionale. Chiameremo le due macroaree, secondo tradizione e per brevità, Campidanese la meridionale e Logudorese la settentrionale, prescindendo dalla loro coincidenza rispetto alle regioni geografiche da cui prendono nome: il Campidano e il Logudoro. Continua a leggere


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La lingua batte dove il dente duole.
Riflessioni sul nodo lingua-nazione in Sardegna
Maurizio Virdis

 
Riflettere sul nesso lingua/nazione può parere cosa ovvia, di fatto scontata.
Nel senso comune odierno europeo le due entità vanno più o meno di
pari passo, almeno in molti stati europei: l’una si identifica e corrisponde/
corrisponderebbe all’altra. Ma, è ben noto, le eccezioni sono più d’una; e
la stessa idea di ‘nazione’ ha ed ha avuto, di volta in volta e di caso in caso,
fondamenti ideali o concreti diversi: sì che la lingua, intesa come uno
dei fattori fondamentali e costitutivi della nazione, è (stata) spesso un qualcosa
che motiva e giustifica a posteriori ciò che antecedentemente è già costituito
o si vuol costituire. L’idea di nazione – fatto, abbastanza recente,
della modernità, anzi uno dei dati costitutivi della stessa modernità politico
istituzionale europea – si trasforma poi, nella concretezza politica, come
un dato che, a complicare le cose, si intreccia non solo con l’idea, ma anche
con la prassi dello/degli stato/i e del loro reggimento istituzionale.
Sappiamo che fattori come la lingua, la letteratura, le sacre memorie storiche
(un po’ meno invero quelle demologiche: ma anche qui bisognerebbe
distinguere caso da caso), i condivisi orizzonti d’attesa e quant’altro sono andati
via via assumendo il ruolo e la funzione di ciò che, innanzi la modernità,
veniva assunto e ricoperto dalla religione e dalla religiosità tradizionali:
sempre più confinate – nello stato “laico” moderno – entro la sfera dell’intimità
soggettiva e personale. Ma, in tale processo, la modernità ha ereditato
dalla religione molti atteggiamenti e strutture di comportamento psicosociale,
oltre che tanta forma mentis: non ultima quella del conformismo.
Anche la Sardegna si è inserita in tale processo: di volta in volta secondo
le determinazioni e le declinazioni che i tempi proponevano, e nei limiti
in cui la propria parabola storica l’ha ridotta e condizionata, ma anche con
l’originalità della sua, ancora una volta storica e ancor più geopolitica, situazione.
Fino all’età e ai giorni attuali e a noi prossimi.
Mi limito giusto a ricordare – poiché non ho qui intenzione di tracciare
alcun quadro neppure sunteggiato della storia della lingua sarda – che in

epoca medievale la lingua sarda era impiegata nella sfera giuridica e nella
produzione documentaria e amministrativa. La cosa è da tener bene a mente
se si vogliono comprendere molti degli atteggiamenti e dei riflessi dell’età
moderna e contemporanea, insieme alla storia della Sardegna e della sua
condizione statuale: basterà ricordare che i viaggiatori e gli osservatori catalani
registravano certo l’uso ed anzi il buon uso della lingua catalana in
Sardegna, soprattutto negli ambienti e nei ceti nobiliari ed urbani, tuttavia
non mancavano di osservare come nell’Isola esistesse e si parlasse “l’antica
lingua del Regno”, e che questa era conosciuta e impiegata da praticamente
tutta la popolazione. Per esempio, il Despuig ci dice che, nel 1557, in Sardegna
si parla la llengua antigua del regne, dando così al Sardo una certa
qual patente di dignità e di importanza. Nel 1565 il Parlamento riunito dal
viceré Àlvaro de Madrigal chiede che gli statuti di Iglesias e di Bosa, ancora
redatti solo in Italiano, vengano tradotti in una lingua del Regno, ossia
in Sardo o in Catalano, e riconosce così una implicita dignità al Sardo,
anche se poi la scelta si orienterà, ovviamente, in direzione catalana. Infine
è ancora da ricordare che nel secolo alla fine XVI si pose la questione
di quale dovesse essere la lingua veicolare dell’insegnamento superiore in
Sardegna, il Sardo o lo Spagnolo, con successiva ed anche qui ovvia opzione
per lo Spagnolo. Né va dimenticato che in Sardo è scritta e letta la Carta
de Logu, legge di principale riferimento dei Sardi, e la cui vigenza si
protrarrà fino ai primi decenni del secolo XIX, quando sarà sostituita, nel
1827, dal Codice feliciano. Continua a leggere

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Una risposta a “Linguistica

  1. custu puru mi depis imparai!
    comenti dimoniu as fatu a ti fai unu blog aici bellu?

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