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Linguistica

      O sardu, si ses sardu e si ses bonu, 
Semper sa limba tua apas presente: 
No sias che isciau ubbidiente 
Faeddende sa limba ‘e su padronu. 
     Sa nassione chi peldet su donu 
De sa limba iscumparit lentamente, 
Massimu si che l’essit dae mente 
In iscritura che in arrejonu. 
     Sa limba ‘e babbos e de jajos nostros 
No l’usades pius nemmancu in domo 
Prite pobera e ruza la creides. 
remundu_piras

    Si a iscola no che la jughides 
Po la difunder menzus, dae como 
Sezis dissardizende a fizos bostros 

Remundu Piras, su 29 de Santu Aine de su 1977 

 

 

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Société dlinguistique romane

 

 

 

 

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Società Italiana di Glottologia

 

 

SLIlogo SLI Società di Linguistica Italiana

 

 

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Convegno Udine 2011Conferenza a Udine – Video YT

Convegno: “La valorizzazione delle lingue minoritarie: Sardo e Friulano a confronto nel quadro delle nuove metodologie di apprendimento

 

calatrava strutture come una lingua

TIPOLOGIA E COLLOCAZIONE DEL SARDO TRA LE LINGUE ROMANZE

Una possibilità di descrivere e definire una lingua può essere quella di impostare una tale descrizione in chiave evolutivo-diacronica mediante la comparazione di essa all’interno del gruppo di lingue che condividono la medesima matrice genetica. Procedendo in tale maniera, si potrà stabilire una collocazione della lingua in oggetto all’interno di uno spazio linguistico geneticamente specificato, tramite l’individuazione di alcuni parametri di mutamento diacronico e la risposta che la data lingua in oggetto darà ad essi: cosicché la definizione che ne risulterà sarà ad un tempo tipologica e storico-grammaticale. © mVis!* Maurizio Virdis 2009

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Plasticità costruttiva della frase sarda (e la posizione del soggetto) costruttivita-fior-di-grammatica estetica della logica dell'estetica

in Revista de Filología Románica, 2000, 17, 31/46 ISSN 0212/999x
RESUMEN La struttura sintattica del sardo, sia medievale che contemporaneo, tradizionalmente poco studiato, presenta come qui documentato, una notevole plasticità. Essa viene indagata prevalentemente in relazione alla variabile posizione del soggetto e alla possibilità che l-oggetto diretto e quello indiretto siano anticipati o meno da clitici.

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Nel suo Sardinian Syntax’ del ¡993, Michael Alían Jones pone ji problema del soggetto in posizione postverbate in Sardo, e lo pone come questione deilcata e di non facile e immediata risoluzione. Ji soggetto posiverbale pué cedo essere ji risultato di una disloca

Plasticità cervello

zione a destra, come, per riprendere [‘esempio stesso del iones2, (1) At telefonatu, su mastru de muru. ha telefonato, ji muratore con pausa fra ji verbo e II soggetto; ma si pué avere anche una frase come (2): (2) At telefonatu su mastru de muru senza alcuna pausa che preceda ji soggetto. In questo secondo caso si avrebbe, a parere del Jones, un fenomeno di inversione. La differenza fra dislocazione a destra, in (1), e inversione, in (2), consisterebbe, peri casi qui eseniplificati, nel fallo che (1) potrebbe essere una risposta a una domanda come «ha telefonato ji muratoreíb>, mentre (2) risponderebbe a una domanda del tipo «ha telefonato qualcuno mentre ero fuorii¼s.La differenza fra inversione e dislocazione a destra, ammette lo studioso, é comunque «not always absolutely clear since, in many cases. they yicld the same linear sequences and can only be distinguished by reference to prosody or context. TUs makes it rather difficult [o determine or illustrate the particular syrvtactie properties of each process simply by means of acceptability judgenients of constructed examplesss3. Riprendendo II problema pió avanti, nelío stesso lavoro, iliones nt¡ene ¡ soggetti dislocati a destra «unstressed and non-focal», mentre 1 soggeui nsultanti postverbali pa mversione «bear primary stress and are interpreted as (part of) the focus0. L’interpretazione di un soggetto postverbale invertito, e non dislocato, pué sostenersi nell’ambito di uno sehema di struttura come (3): (3)

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castello san michele CALe prime manifestazioni della scrittura nel cagliaritano

È cosa ben nota che il medioevo sardo, a partire dagli ultimi decenni del secolo undicesimo, ci ha lasciato una produzione documentaria in volgare di dimensioni cospicue, tali che pongono la Sardegna  in una sorta di posizione eccezionale rispetto alle altre regioni e lingue neolatine: eccezionale non tanto per la quantità prodotta, quanto per l’uso così ampio, fitto e frequente del volgare in campo guridico-documentario.

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zuriNOTE DI SINTASSI SARDA MEDIEVALE

in Studia ex Hilaritate. Mélanges de Linguistique et d’onomastique sardes et romanes offerts à M. Heinz Jürgen Wolfpubliés par Dieter Kremer et Alf Monjour dans les «Travaux de Linguistique et de Philologie» XXXIII-XXXIV, Strasbourg – Nancy, Klincksieck, 1995-1996, pp. 507-526.
Ciò che in queste pagine  si vuole analizzare è la struttura della frase del sardo medievale, e in specifico:  1) la posizione reciproca degli elementi Soggetto (S), Verbo (V), Oggetto diretto (O), Oggetto indiretto (I) e altre determinazioni complementari (X); 2) la posizione dei clitici, anche quale spia della struttura soggiacente; 3) l’uso dei clitici in funzione anticipatoria/raddoppiante di argomenti posposti al verbo.
Come in genere le lingue romanze medievali1, anche il Sardo ha, nel costrutto non marcato, il Soggetto in posizione postverbale, anche se non pare avere una costruzione V2 (ossia con verbo in seconda posizione) rigida: non solo perché la frase sarda medievale può avere più di un componente davanti a V, ma anche perché essa può iniziare immediatamente con V. Si potrebbe spiegare la collocazione di S dopo il verbo come il risultato di una risalita di V in FLESS e da qui poi in C (C = Complementatore, d’ora in poi così siglato), risalita che lascerebbe S dietro di sé 2.
Cagliari- Banca di Credito Sardo (ex CIS)

Cagliari- Banca di Credito Sardo (ex CIS)

Dato però che, in Sardo medievale, il Soggetto si trova sempre in posizione postverbale, non solo nelle principali ma anche nelle dipendenti, è difficile pensare, per queste ultime, a una risalita del genere, dato che il nodo C è, nelle dipendenti, ovviamente occupato; si potrebbe allora pensare che il Soggetto, in entrambi i tipi di frase, si collochi in posizione di Aggiunto a V: sarebbe infatti difficile e antieconomico pensare a un S che si genera sotto un certo nodo nelle principali (il nodo SpecFLESS) – e che rimanga poi in posizione postverbale a causa di un movimento di V a C, movimento che pur sembra verificarsi, come vedremo fra breve – mentre solo nelle dipendenti S si genererebbe come aggiunzione a V o a V”; sarebbe più economico invece pensare che S si generi, in entrambi i casi, in una medesima posizione: l’ipotizzabile movimento di V nelle principali non avrebbe poi effetto, in struttura-s, sulla posizione relativa (postverbale appunto) di S rispetto a V.
Bisogna però distinguere fra la posizione postverbale del Soggetto immediatamente adiacente alla destra di V – costruzione largamente maggioritaria – e la posizione postverbale in cui il Soggetto è collocato dopo non solo il Verbo, ma anche dopo l’Oggetto o altro materiale frastico, sempre alla destra di tutto ciò. Nel primo caso l’aggiunzione andrebbe fatta alla destra di V e ciò spiegherebbe la precedenza di S rispetto a O, nel secondo caso l’aggiunzione sarebbe alla destra di V”, il che spiegherebbe la posizione postverbale estrema, a destra, o comunque non immediatamente adiacente a V, alla sua destra.
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lingua-sarda1

 

CAGLIARI: Porto canale

CAGLIARI: Porto canale

PROFILO LINGUISTICO DELLA SARDEGNA

Capitolo II  Tratti tipici della lingua sarda. La lingua sarda, testimoniata dalle scritture fin dagli ultimi decenni del sec. XI, non ha mai conosciuto una varietà sovralocale, se si esclude la coinè letteraria a base logudorese, impiegata, soprattutto ma non solo, da poeti e letterati a partire dal tardo sec. XVI fino ai primi decenni del Novecento e anche oltre, mentre la variante cagliaritana ha spesso funto da variante ‘colta’ nella metà meridionale dell’Isola.
Le differenze areali sono già tendenzialmente presenti fin dalle prime manifestazioni scritte. Tuttavia queste differenti aree geolinguistiche sarde condividono un buon numero di fenomeni:……
Capitolo III  I dialetti  della lingua sarda.La lingua sarda presenta una fondamentale e storica bipartizione che divide linguisticamente l’isola in due metà, l’una che potremmo dire latamente logudorese a nord e l’altra latamente campidanese a sud: differenziazione già evidente a partire dalle prime manifestazioni scritte, che cominciano ad apparire nel tardo sec. XI, del medioevo sardo.
Difficile dire le ragioni e le cause storiche di questa primaria divisione areale, in buona parte immerse nella ‘protostoria’ della Sardegna medievale, per lo più ancora immersa nella nebbia in misura ben maggiore che per le altre aree
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Gorizia CastelloLa lingua sarda oggi: bilinguismo, problemi di identità culturale e realtà scolastica          Convegno Dalla Lingua materna al plurilinguismo. Organizzato dal Movimento di Cooperazione Educativa del Friuli Venezia Giulia Leggi

La lingua sarda vive oggi una situazione e una dimensione che può apparire permolti versi contraddittoria. Da un lato infatti il numero dei parlanti sardi diminuisceprogressivamente, in specie tra le giovani generazioni, e, anche fra chi fa uso del sardo, va aumentando il numero di coloro che questa lingua usano in maniera e misura semprepiù marginale, in alternanza, spesso anche in un medesimo atto locutivo, con l’italiano;inoltre si assiste a un massiccio processo di rilessificazione che sostituisce a dosi massiccetanta parte del lessico tradizionale e storicamente depositato con elementi supinamentetratti dall’italiano, sì che anche coloro che magari usano il sardo come codice piùfrequente nella loro esistenza sociale, lo usano con apporto assai cospicuo di lessicoesterno alla lingua. Questo da un lato, dicevo, il lato negativo; dall’altro si assistepositivamente a un fenomeno per il quale il sardo viene usato con maggior competenza,appropriatezza e ricerca linguistica da parte di svariati scrittori e intellettuali; sì che si puòdire che oggi, proprio ora che la lingua sarda perde sempre più tanti dei suoi utenti, essa,d’altro canto si raffina nel suo uso e dà forse le prove migliori che mai abbia dato nellascrittura letteraria e non solo; perché il sardo trova impiego anche nella stampa, inriviste specializzate (sempre comunque di carattere letterario umanistico e culturale,meno o quasi per nulla nell’impiego tecnico scientifico), e, pur in misura minore, indeterminate trasmissioni televisive delle emittenti locali. Soprattutto, mi premesottolineare, si è arrivati in questi ultimi decenni alla creazione letteraria in prosa, i cuiprimi esperimenti moderni (fatte salve alcune eccezioni ottocentesche) sono cominciaticirca una ventina d’anni fa, ma si infittiscono oggi con risultati più che pregevoli, tra iquali si annoverano anche dei bei tentativi di traduzione.È dunque il segno di una contraddizione tutto ciò, e comunque di unadivaricazione: quella fra una coscienza, o magari incoscienza, sociale diffusa che vedenella lingua di maggior prestigio, e cioè l’italiano ovviamente, il codice da utilizzare mcequalemezzo di elevazione sociale (il che però significa assai spesso anche omologazione) daun lato, e dall’altro la rinascita, o direi meglio la prosecuzione, maggiormente sentita edotata di strumenti culturali più forti, di una coscienza identitaria che nella lingua vedeuno, se non proprio ‘lo’ strumento essenziale di manifestazione. Se dunque la vita dellapiù gran parte della società sarda ha sempre più obliterato le proprie radici, v’è però unnucleo tenace che compie l’operazione inversa di mantenimento e di riscoperta di esse.Non è altro che il frutto della storia tutto ciò, a ben vedere; una conseguenza e un effettoin cui si radicalizza e si estremizza un processo cominciato nei lontani secoli XV-XVI,quando la Sardegna entrò nell’orbita politica e statuale iberica catalano-spagnola, e sicominciò a vivere linguisticamente una situazione di diglossia, per cui il sardo andòassumendo un ruolo sempre più marginale e comunque subordinato rispetto alle linguedominanti: il potere parlava altro, e così sarebbe stato d’allora in poi. Tuttavia fra moltiesponenti delle classi superiori locali si rivendicava se non certo l’indipendenza politica,certamente una visibilità di autonomia anche culturale con la quale si potesseroaccorciare le distanze politiche e di assetto di potere all’interno delle dinamiche dell’impero spagnolo. È nella seconda metà del Cinquecento che così si pose laquestione della lingua sarda, sulla base di un uso letterario già preesistente il quale, seanche ci sfugge in buona parte, dovette forse essere, io credo, più consistente di quantonon ci lascino intravedere i resti avanzati di questa tradizione. Una parte almenodell’intellighenzia sarda richiedeva nel maturo Cinquecento, anche attraverso la lingua e ilsuo uso, una propria autonoma funzione, coordinata al potere centrale e da questoriconosciuta. LimbaFrutto di questa temperie è l’opera dell’Araolla che rivendicava la dignitàdella lingua sarda e la sua capacità di uscire dal mero impiego pragmatico e quotidiano; eda molti punti di vista egli forgiò uno strumento di creazione e di attività letteraria cheavrà larghissima fortuna nel futuro fino alla soglia dei nostri tempi; strumento che eracostituito da una base strutturale grammaticale e lessicale sarda ma con forte immissione,nel vocabolario e in molti giri sintattici e stilistici, di materiale e di modalità espressiveprovenienti dallo spagnolo e soprattutto dall’italiano, oltre che dal latino. Fatto chedimostra sia la diglossia di fondo in cui ormai il sardo e la Sardegna vivevano, sia,parimenti, il plurilinguismo vigente, almeno fra le classi medio alte e, a livello passivo,praticamente in tutte le classi almeno a livello di percezione socioculturale. 
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Sanluri battagliaIl Catalano e il Sardo in rapporto

Convegno La battaglia di Sanluri come scontro fra due  culture: quanto simili e quanto diverse?
Las Plassas, 24 giugno 2007, h. 16   –   Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Maddalena
La lingua e la cultura catalana sono state in contatto con la cultura sarda per un tempo assai lungo e con modalità, ora di scontro, ora di incontro, diverse e mutevoli, e non univoche: certamente comunque il Catalano ha auto sul Sardo un’influenza davvero notevole. Influenza che si può valutare sia da un punto di vista interno, che da un punto di vista esterno; tuttavia da entrambi i punti di vista bisogna dare per scontati limiti oggettivi relativamente alla conoscenza che possiamo averne.
Leggi il seguito:

 

Sa pratzidura diatòpica de sa lìngua sarda/La divisione diatopica della lìngua sarda

FILS 11-12 . Cagliari, novembre 2011

Est cosa connotta de tottus ca sa lìngua sarda est pratzia in fuedhadas diversas e dissimbillantis, candu prus candu de mancu, s’una de s’attra. Mancai sa lìngua sarda siat una e una scetti. E custu poitta ca una scetti est s’arrèxini e sa manera de cummenti s’est ispirigada sa lìngua latina po ’ndi benni lìngua sarda: e gi’est po cussu insandus chi sa lìngua sarda tenit meda caràtteris chi funti sempri is proprius in calisisiat logu si fuedhit su Sardu. Iat a bastai a nai su fenòmenu de sa metafonesi, sa punna de su Sardu a mantenni sa sìllaba obetta; sa manera analìtica de fai su tempus verbali de su benidori (e.a.n. su futuru: p. es. app’a nai,as a fai), s’artìculu determinativu (su, sa) chi benit de su latinu ipsum/a e no de illum/a cumenti est in casi tottu is attras lìnguas romànicas; s’affortziamentu de is cussonantis; su de ’nci ponni sa preposizioni a deinnanti de su complementu oggettu si custu est una pessoni (p.e. appu intendi a Nàssiu): e meda attrus ’nd’ia podi mentovai. E prus parìvile ancora est sa lìngua sarda si pigaus a contu is fenòmenus de  sa sintassi: chini no connosci s’espressioni po fai certus tipus de dimandas, cument’iat essi Intèndiu m’as? calendinci fias? A Frantziscu fuedhai dhi deppeus?, po nai una de is cosas prus connottas e spainadas in tottu su Sardu; e ia podi acciungi sa manera de imperai su modu infinidu, o su gerùndiu, o sa tràmuda de is costituentis sintàtticus in sa fràsia, cummenti aina po espressai certus bisòngius e fainas pragmàticas (p. es. una domu nova mi seu comprau). E no est de si scaresci chi su cabbali de su lèssicu, de is paràulas est a nai, est, in sa fondamenta sua (e no scetti), su matessi in tottu is fuedhadas  de sa lìngua sarda. leggi>>Sa pratzidura

La varietà di Cagliari e le varietà meridionali del Sardo.

Maurizio Virdis  

La varietà di Cagliari e le varietà meridionali del Sardo.

È ben noto che il Sardo ha una fondamentale divisione diatopica che divide il suo spazio  geografico in due metà, l’una settentrionale, l’altra meridionale. I principali tratti che distinguono queste due aree possono essere riassunti nella seguente tabella:

Base originaria latina NORD SUD 
-E, -O (finali) -e, -o -i, -u
Ĉ / Ĝ + E, I ĉ/ĝ + e, i č/ǧ + e, i;
-L- l (dentale) ʟ (velare), ṛ, b, (g)w, ʔ
L + J ǧ > dz ll
T/C + J th > t/tq ts
R- r- ar + r-
S + Consonante is + consonante (i)s + consonante
QU (+ vocale) bb qw

Se vogliamo aggiungere alcuni tratti morfologici, aggiungeremo la neutralizzazione di genere dell’articolo determinativo in is a meridione contro l’opposizione sos m. ~ sas f. a settentrione, e le diverse forme dei pronomi clitici derivati da ILLUM/-A /-I/-OS/-AS/-IS che, a sud, mantengono la consonante geminata, pur evoluta nella retroflessa ḍḍ (e magari, in determinate condizioni fonotattiche, tali pronomi mantengono anche la forma piena: (i)ḍḍu/-a/-i/-a/-os/-as/-is); di contro all’area settentrionale che presenta forme degeminate e sempre aferetiche: lu/-a/-i/-a/-os/-as/-is.

È ben chiaro che le isoglosse relative a questi duplici esiti delle due macroaree non coincidono, esse tuttavia tengono comunque un andamento est-ovest che divide le due metà dello spazio in un’area settentrionale e in un’area meridionale. Chiameremo le due macroaree, secondo tradizione e per brevità, Campidanese la meridionale e Logudorese la settentrionale, prescindendo dalla loro coincidenza rispetto alle regioni geografiche da cui prendono nome: il Campidano e il Logudoro. Continua a leggere


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lingua sarda: semper sa limbas tua appas presente

La lingua batte dove il dente duole. Riflessioni sul nodo lingua-nazione in Sardegna
Maurizio Virdis

Riflettere sul nesso lingua/nazione può parere cosa ovvia, di fatto scontata. Nel senso comune odierno europeo le due entità vanno più o meno di pari passo, almeno in molti stati europei: l’una si identifica e corrisponde/corrisponderebbe all’altra. Ma, è ben noto, le eccezioni sono più d’una; e la stessa idea di ‘nazione’ ha ed ha avuto, di volta in volta e di caso in caso, fondamenti ideali o concreti diversi: sì che la lingua, intesa come uno dei fattori fondamentali e costitutivi della nazione, è (stata) spesso un qualcosa che motiva e giustifica a posteriori ciò che antecedentemente è già costituito o si vuol costituire. L’idea di nazione – fatto, abbastanza recente, della modernità, anzi uno dei dati costitutivi della stessa modernità politico istituzionale europea – si trasforma poi, nella concretezza politica, come un dato che, a complicare le cose, si intreccia non solo con l’idea, ma anchecon la prassi dello/degli stato/i e del loro reggimento istituzionale. Sappiamo che fattori come la lingua, la letteratura, le sacre memorie storiche (un po’ meno invero quelle demologiche: ma anche qui bisognerebbe distinguere caso da caso), i condivisi orizzonti d’attesa e quant’altro sono andati via via assumendo il ruolo e la funzione di ciò che, innanzi la modernità, veniva assunto e ricoperto dalla religione e dalla religiosità tradizionali: sempre più confinate – nello stato “laico” moderno – entro la sfera dell’intimità soggettiva e personale. Ma, in tale processo, la modernità ha ereditato dalla religione molti atteggiamenti e strutture di comportamento psicosociale, oltre che tanta forma mentis: non ultima quella del conformismo. Anche la Sardegna si è inserita in tale processo: di volta in volta secondo le determinazioni e le declinazioni che i tempi proponevano, e nei limiti in cui la propria parabola storica l’ha ridotta e condizionata, ma anche con l’originalità della sua, ancora una volta storica e ancor più geopolitica, situazione. Fino all’età e ai giorni attuali e a noi prossimi. Mi limito giusto a ricordare – poiché non ho qui intenzione di tracciare alcun quadro neppure sunteggiato della storia della lingua sarda – che in epoca medievale la lingua sarda era impiegata nella sfera giuridica e nella produzione documentaria e amministrativa. La cosa è da tener bene a mente se si vogliono comprendere molti degli atteggiamenti e dei riflessi dell’età moderna e contemporanea, insieme alla storia della Sardegna e della sua condizione statuale: basterà ricordare che i viaggiatori e gli osservatori catalani registravano certo l’uso ed anzi il buon uso della lingua catalana in Sardegna, soprattutto negli ambienti e nei ceti nobiliari ed urbani, tuttavia non mancavano di osservare come nell’Isola esistesse e si parlasse “l’antica lingua del Regno”, e che questa era conosciuta e impiegata da praticamente tutta la popolazione. Per esempio, il Despuig ci dice che, nel 1557, in Sardegna si parla la llengua antigua del regne, dando così al Sardo una certa qual patente di dignità e di importanza. Nel 1565 il Parlamento riunito dal viceré Àlvaro de Madrigal chiede che gli statuti di Iglesias e di Bosa, ancora redatti solo in Italiano, vengano tradotti in una lingua del Regno, ossia in Sardo o in Catalano, e riconosce così una implicita dignità al Sardo, anche se poi la scelta si orienterà, ovviamente, in direzione catalana. Infine è ancora da ricordare che nel secolo alla fine XVI si pose la questione di quale dovesse essere la lingua veicolare dell’insegnamento superiore in Sardegna, il Sardo o lo Spagnolo, con successiva ed anche qui ovvia opzione per lo Spagnolo. Né va dimenticato che in Sardo è scritta e letta la Carta de Logu, legge di principale riferimento dei Sardi, e la cui vigenza si protrarrà fino ai primi decenni del secolo XIX, quando sarà sostituita, nel 1827, dal Codice feliciano.

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LINGUA SARDA: “TRINTA PRENU” PER I PRIMI DUE STUDENTI

http://old.unica.it/pub/7/show.jsp?id=35714&iso=20&is=7

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Una risposta a “Pagina Linguistica

  1. custu puru mi depis imparai!
    comenti dimoniu as fatu a ti fai unu blog aici bellu?

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