Prospettive identitarie in Sardegna: fra lingua e letteratura.

 

Maurizio Virdis

Prospettive identitarie in Sardegna:  fra lingua e letteratura.

L'identità sarda del XXI secolo In: L’identità sarda del XXI secolo tra globale, locale e postcoloniale, a cura di  Silvia Contarini, Margherita Marras e Giuliana Pias. NUORO, Il Maestrale, 2012 – ISBN: 978-88-6429-136-9

 

Guardare ai tempi più recenti in relazione all’immagini che i Sardi danno di se stessi, significa rendersi conto che si è usciti da uno stereotipo a lungo durato: da una prospettiva di esotismo tanto interno quanto esterno; e che molte polemiche ha generato. Quello di una Sardegna antica arcaica appartata quasi residuale, miracolo della storia da cui non sarebbe neppure stata toccata, e pertanto fascinosa affascinante. Una sorta di mondo distaccato, primitivo, resistente. Anche se questa impostazione – alla base della quale ci sono stati in buona misura, forse, i Sardi stessi, e da tempo –  continua comunque a permanere entro un immaginario diffuso, ancora, tanto fra noi quanto fra gli altri da noi, tuttavia qualcosa da un po’ d’anni si muove, parrebbe, a invertire la tendenza stereotipa. Troppo spesso e troppo a lungo si è opposta una Sardegna vera e genuina a una Sardegna più compromessa con l’altro da sé e quindi in parte sfigurata e svisata  Su questo nucleo a lungo si è costruita l’identità della Sardegna, che andava cioè distinta e delineata con nettezza rispetto al resto del mondo, tratteggiata a colori forti, alterizzata quanto più fosse possibile. Ci sono cascati pure linguisti come Wagner che individuavano nella Sardegna interna la variante più genuina del Sardo, meno compromessa e realmente *autoctona.

Dunque i paradigmi cambiano, finalmente e se Dio vuole, e la (auto)osservazione dei Sardi profitta dei tempi nuovi cercando un’altra rappresentazione di sé. Anche perché la questione e il problema identitario pare ora toccare e interessare i ceti urbani e non solo quelli più legati al mondo rurale, quasi ridefinendo o riunificando in una problematica comune, sia pure sfaccettata, il problema identitario. Ciò è dovuto in parte a una presa di coscienza del ceto urbano sul ruolo che esso in quanto sardo deve giocare, ma anche ad una accresciuta urbanizzazione e a quel processo, che ne è la causa, che svuota progressivamente i centri dell’interno, ma che al contempo porta in città elementi del ceto rurale. La contrapposizione città campagna viene così attenuandosi, in un rimescolamento reciproco, e si fa strada l’idea e la pratica di un destino maggiormente condiviso e non spartito, anche perché i centri minori che peraltro decrescono, sono in maggior misura legati, a causa di un processo di omogeneizzazione economica e sociale, ai centri urbani e alle loro aspettative. D’altra parte gli stessi centri urbani, da parte loro sono stati largamente compenetrati dall’elemento altro e rurale per i diversi processi di inurbamento che ha determinato una maggiore dialettica fra città e campagna.   continua a leggere

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Una risposta a “Prospettive identitarie in Sardegna: fra lingua e letteratura.

  1. È annosa la questione se arrricciare o no il naso quando si sente parlare di dialetto riferendosi ad esso come a qualcosa di profondamente deteriore! La dicotomia lingua-dialetto sembra ricondurci all’antica eterna accademica diàtriba dell’uovo e della gallina! Non bisogna dimenticare quanto il lemma “dialetto” pesi all’interno della linguistica: quel “dià” che contiene esprime in sè qualcosa “attraverso” la quale si è esplicata una possibilità, si è sviluppato un “dialogo” (inteso ovviamente in senso filosofico del linguaggio e non nella corrente accezione dilatata che ne ha un po’ snaturato il suo peso semantico) che in qualche modo ci appartiene e svilirlo alla stregua di parlata “limitata” e “subordinata” non giova e non fa onore; per cui non oserei una contrapposizione fra i due vocaboli, bensì una necessaria complementarità cercando anche di far varcare alla lingua sarda i confini del proprio territorio.
    La lingua italiana non ne rimarrebbe ferita!
    A presto
    emilio

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