Immobilistico odierno trapasso

Magritte, Ritratto di Madame Récamier.

Il passato sembra non voler passare, ma il nuovo avanza sotto mentite spoglie: e non è detto che sia il meglio ciò che esso ci propina. Ormai siamo presi fra un’estetica mancina da un lato, che replica la sua coazione a ripetere perché incapace, nel suo specchio di narciso, di autosospendersi, e l’appiattimento dall’altro di chi si spalma sull’etica corrente di diritta perché ha perso le antiche parole, e soprattutto il loro significato di lunga durata, e spera di poter stare a galla sulla superficie di un mare in cui si può solo affogare quando si rinuncia a pensare, perché pensato non ha mai, ma ha solo servito fallaci oracoli.

Ecco, il pensiero, è questo, mi pare il grande assente, oggi. Chi analizza più alcunché? Si fanno soltanto dei mimi (poco mimetici in verità) del pensiero: fumus cogitandi e niente più; illusionismi interpretati in vacue liturgie: nuova ritualità dell’assenza, bei gesti d’antan, manifesto vitalismo di un ritorno eterno che si morde la coda.

Manca la buona analisi del reale, che non sia il coatto incartapecorimento, o l’aggiornamento di verba consumpta sul tessuto dell’abominevole presente che tutto divora. Il pensiero è tornato talmente debole che ha trangugiato il pensatore, caduto nella trappola di questa retorica che vorrebbe far credere che il pensare è solo una grande narrazione: come se la narrazione fosse assenza vacua di pensiero….

Gabriele Catozzi, Trapassare.

Già, narrare, narrar(si): ma narrare è raccontare storie ‘vere’, contarle, computarle, non ripetere i riassunti di un bignami mal appreso, o delirare ermeneutiche dal gusto stantio. È portare alla memoria il conosciuto, su connottu, sul filo diegetico appropriato, che scevera le ragioni, come se ogni oggi fosse l’ultimo, pronto a preparare un’altra vita.

Invece siamo solo sull’itinerario di un andare a tentoni. E intanto perdiamo l’essere nello stillicidio del vivere il si vive: moriamo senza trapassare.

28.12.2010.

 

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2 risposte a “Immobilistico odierno trapasso

  1. trapassare l’immagine ed il pensiero stesso che la concepisce, oltepassare il valico invalicabile al fine di giustificare i propri limiti…? Oppure cercare una motivazione alla suggestionalità dello spirito interiore, stimolandolo con la realtà della sua stessa natura (appunto interiore), ovvero posta in una dimensione non del tutto apparente.
    Ho realizzato un dipinto e lo ho intitolato “OLTREPASSARE” , vorrei intitolare ogni mia opera con questo rafforzativo.
    gabriele catozzi – autore del dipinto “OLTRPASSARE”

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