Prefazione al volume «Idee di Letteratura» – Editore A. Armando , Roma, 2010


Idee di Letteratura

a cura di CAOCCI, Duilio – GUGLIELMI, Marina
Idee di letteratura ; Pref. di Maurizio Virdis
Roma : Armando, © 2010
320 p. ; 22 cm. (Trame)
ISBN: 978-88-6081-568-2

Prefazione

Si è voluto, con i saggi raccolti in questo volume, dare inizio a una

ricerca, in seno al Dipartimento di Filologie e Letterature moderne, sulle

diverse realtà che stanno a monte di quella produzione che oggi siamo

soliti chiamare letteratura.

È difficile dire quanto un’idea modernissima di letteratura – cementata

tra Sette e Ottocento – condizioni il nostro approccio alle diverse

culture e alle epoche più remote, o, ancora, ci dia conto dell’attualità.

Per quanto si raccomandi un’applicazione elastica della categoria, tale

condizionamento traspare dalla stessa organizzazione dei saperi, dagli

ambiti disciplinari scolastici e universitari, dalla selezione dei contenuti

all’interno degli insegnamenti delle letterature. La necessità che avvertiamo

di mettere ordine e di ridurre la complessità ci induce a costringere

all’interno di tassonomie familiari un passato per il quale quelle tassonomie

appaiono, almeno a livello teorico, “impertinenti”.

Data dunque tale acritica assunzione, o nei fatti scarsamente critica,

relativamente all’idea di letteratura, ci troviamo di fronte non solo a qualcosa

che, è ben ovvio, sfugge ad ogni definizione stringente, ma a qualcosa

che è pure stata fonte e determinazione dell’indirizzo della scrittura; e

pure di diverse esclusioni, anche dolorose, tanto dal lato della produzione

quanto da quello della ricezione. Il giudizio e la classificazione delle

scritture che si vogliono letterarie, sono riportate ad una idea estetica –

più o meno esplicitata ma comunque soggiacente – dell’attualità contemporanea,

più che non all’estetica (o non-estetica) relativa al tempo in cui

le “opere letterarie” venivano composte, proposte e recepite.

Indagare sistematicamente le tappe dei diversi assestamenti attraverso

le quali prende forma il corpus che nel nostro immaginario è “letteratura”

eccede tuttavia le ambizioni del progetto che, sottraendo l’articolo

al sostantivo e rendendo quest’ultimo plurale, più modestamente si è,

almeno per il momento, proposto di compiere alcuni sondaggi finalizzati

a verificare la funzione e il valore attribuito a certe strategie testuali (dal

punto di vista della scrittura e dal punto di vista della ricezione), all’in10

terno di contesti storico culturali ben definiti e con i quali i redattori del

progetto hanno maggiore consuetudine.

Un’indagine come quella che si vuole qui prospettare e intraprendere,

assume oggi significato e valore, io credo, da una serie di motivi: dalla

tante volte conclamata, ma mai – heureusement! – accertata “crisi della

letteratura”; dal venir meno – questo sì a tutti presente e verificabilissimo

– della letteratura quale disciplina centrale tanto nella formazione

civile e morale del cittadino, quanto nell’insegnamento linguistico e stilistico

della Scuola, per la quale il modello linguistico viene affiancato,

quando non sostituito, dai registri più tipici del (buon?) giornalismo o

della saggistica, mentre il modello didattico della lingua tende, nei casi

migliori almeno, a far acquisizione e a render consapevoli i discenti della

diversità dei registri e degli stili, sullo sfondo della multifunzionalità del

linguaggio.

Altre forme di comunicazione paiono poi ormai tenere il posto che

prima – fino a tempi non lontani sul calendario, ma sempre più remoti

nella generale consapevolezza, e non solo giovanile – era tenuto dalla

letteratura; si tratta di fenomeni ben noti a quanti si occupano di teoria e

di sociologia della comunicazione, fenomeni sui quali non si vuole certo

insistere in queste pagine iniziali, ma che ricorderemo almeno, un po’ en

passant: giornalismo, saggistica anche divulgativa, cinema, televisione,

creazioni composite di musica e testi (produzione ‘cantautoriale’, rap,

ecc.); a voler tacere del web: fenomeni che hanno mutato le fonti e le

forme della creazione e della percezione dell’immaginario, sia soggettivo

che collettivo. Nuove “einfache Formen” sono oggi sullo scenario e

premono per un riconoscimento, anche su quello della scrittura (letteraria?),

mentre la letteratura (anzi la Letteratura) diventa oggetto di teoria,

e v’è chi dice vi sia un nesso – non si sa se di causa-effetto, e in quale

direzione di marcia – fra teoretica letteraria e crisi della letteratura; una

teoresi che comunque prescinde dall’estetica, salvo poi ripescarla in maniera

sottaciuta.

Comunque, di questa situazione – che non amerei denominare di crisi,

ma che è quella determinata da una nuova e specifica configurazione

storico-culturale – si può e si deve approfittare. Tanto da un punto di vista

storico-filologico, ma allargato e non già ristretto a un discorso di mera

erudizione, quanto dal punto di vista operativo e, se vogliamo, militante.

È a partire da queste considerazioni che si è voluta avviare una ricerca

della quale questi saggi sono allo stesso tempo il primo scandaglio e la

messa a punto per un’auspicabile prosecuzione.

11

A tutta prima potrebbe rivelarsi produttiva un’analisi condotta su una

serie di testi medievali organizzati secondo disegni testuali simili che

orientino in una determinata direzione la fruizione del pubblico o che

rappresentino in maniera implicita o esplicita il lettore (reale o ideale).

Si aprirebbe un campo di indagine assai ampio (dalla definizione in progress)

che va dall’ambito della tradizione epica (es. la Chanson de geste:

veicolo di idealità mitizzate e luogo di fusione tra l’etica guerriera e i valori

cristiani), alla trattatistica (luogo di costituzione-selezione, interpretazione

e trasmissione del sapere medioevale e delle sue concezioni della

storia); dal romanzo (genere d’intrattenimento, basato sulla ripetizione variazione

di elementi topici, e/o dotato di una sua riconosciuta funzione

didattico-pedagogica com’è – ma certo non soltanto – il Roman de la

Rose, vera e propria summa delle conoscenze dell’epoca), all’agiografi a

(luogo di proposizione di modelli etico-sociali, più vicina di quanto oggi

non si pensi, al romanzo).

Ciascuna di queste tradizioni può essere osservata in senso diacronico,

come manifestazione di visioni del mondo (e di produzione di discorsi

sul mondo) di lunga durata, oppure in senso sincronico come strategia

particolare di un discorso culturale che si realizza con strumenti diversi

e, a certe altezze cronologiche, in una compresenza (culturale e testuale)

di tradizioni “eterogenee”, che sarebbe più economico, ma anche più insidioso,

defi nire servendosi del termine “genere”.

Ambiti di indagine assai fecondi, per i secoli del dopo Gutenberg,

saranno la critica e l’estetica, produzioni considerate, entro certi limiti

cronologici (sui quali naturalmente non ci esponiamo), appunto “letterarie”

e, poi (ma anche questo “poi” non sarà considerato come un luogo

omogeneo), semplicemente “parassitarie” e “servili”. Tali tipi di testo

– insieme con la trattatistica che intrattiene interessanti commerci con

altre forme del discorso – consentono di osservare da un lato un’ansia

di sistematizzazione che funziona «miticamente, come universalità se

non come umanesimo» (Zumthor 1987) e, dall’altro, l’affermazione di

un rapporto diverso tra poeta e pubblico (già innescato, secondo alcuni,

nel XII secolo): un rapporto differito che, in certi casi, può giungere fino

all’obliterazione della dimensione pubblica dello scrivere (valga l’esempio

dell’idea di Flaubert di un livre sur rien).

Il tipo di rapporto che si stabilisce tra poeta e pubblico ha importanti

conseguenze sull’autorappresentazione della letteratura, sulle “funzioni”

del letterato e della letteratura e, dunque, sulla costituzione di modi “letterari”

(specifici?).

Da un tempo – che si colloca nella tarda antichità sulla via della cristianizzazione

e che sta alle radici della modernità – in cui le lettere erano

guardate con sospetto, quale lenocinio che deprime lo spirito (salvo poi

far ben uso e buon uso della retorica, nonché dell’antiretorica), fino alla

contemporaneità in cui la Letteratura ha assunto l’ambizione di sostituire

il raffreddato o annullato senso religioso, e fino alla più recente filosofia

che trova del filosofico perfino fra letterati e poeti, molti atteggiamenti,

riflessioni, mode, proposizioni, interdetti la letteratura ha attraversato.

Sarà quindi necessario indagare sui diversi atteggiamenti e significati

che le parole “lettere”, “letterato”, “letteratura” hanno assunto nei vari

momenti storici sia per gli operatori e produttori, sia per i diversi tipi

di ricezione. Come era considerata nei diversi momenti e tempi quella

produzione che noi oggi chiamiamo “letteraria”, e quali funzioni essa

aveva? A che cosa era preposto o come si (auto)definiva di volta in volta

l’uomo di “lettere”? In tali diversi momenti entravano nel concetto di

“letteratura” – quale che esso fosse; o non (ve ne) fosse uno – scritture e

produzioni che oggi non sono più considerate letterarie? Dobbiamo oggi

ancora considerare “letteratura” ciò che Croce ci ha detto essere Letteratura,

visto che nessuno oggi può evitare di dirsi, al fondo del fondo,

crociano? O dobbiamo allargarne il concetto verso altri generi “extraletterari”?

Dobbiamo considerare il “letterario” come produzione che si

connoti in quanto “disinteressata”, o andranno recuperati – tanto nella

considerazione del passato quanto nella prospettiva del presente e del

futuro – funzioni e valori (anche) pragmatici, quali intrattenimento, divertimento,

didattica, erudizione, e – perché no? – critica letteraria?

Oggi due fenomeni ci indicano come sia in corso una radicale trasformazione

nel mondo della letteratura: il primo è il riassestamento dell’immaginario

nel sistema dei media con la conseguente ricollocazione e trasformazione

della letteratura, visibile particolarmente attraverso il sistema

dei generi; il secondo è il divario, crescente in tempi recentissimi, tra la

crisi sempre più marcata dell’insegnamento della letteratura, in tutte le sue

forme, e il successo evidente della letteratura, sempre più letta e ricercata.

All’interno di questa cornice generale le linee di ricerca possono

estendersi dalla scrittura performativa, ovvero la scrittura concepita per

essere rappresentata e i relativi generi letterari; alla relazione fra letteratura

e altri linguaggi (televisione, radio, cinema) fino a includere i grandi

fenomeni editoriali, dalla carta stampata fino al mondo del web.

Una collaborazione fra filologia, storia e teoria letteraria dovrebbe

essere proficua in questo senso.

maurizio virdis

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...