Monolinguismo forzato e Bilinguismo possibile

L’idea di bilinguismo dovrebbe diventare luogo comune per tutti, per i Sardi per lo meno, così come è stata luogo comune l’idea che il bilinguismo e soprattutto il “dialetto” (virgolette d’obbligo) sminuiva e ostacolava l’apprendimento dell’Italiano. Oggi gli studi di psicologia dimostrano proprio il contrario, e a mio avviso anche l’osservazione diretta di chi ha un po’ di cervello ed opera nella scuola: la lingua italiana si è impoverita da quando i Italia non si parlano più i dialetti, e non si fa più quel sano esecizio di passare “tradurre” dal dialetto all’Italiano e viceversa. Il bilinguismo allarga il cervello e non solo per ciò che concerne la/le lingue.

Vi sono poi effetti sul piano culturale quali quello di una vera interazione fra culture diverse, magari anche interne una macro area culturale linguistica e politica. Il totem “uno stato (o patria) una lingua” credo che sia ormai scaduto e i simboli di coesione e di lealtà possono essere molteplici anche nel rispetto delle diversità; grazie a Dio non siamo più giacobini, o almeno si spera. Una cultura articolata, plurivoca e plurilingue può solo far bene a tutti: al macro e al micro. Nel reciproco rispetto.

La tata di bambini bilingui racconta la sua esperienza

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Posted in Famiglie by Bilingue Per Gioco
Tags Baby sitter madrelinguaTrilinguismo

Ultimamente abbiamo parlato moltissimo di tate madrelingua e bambini bilingui, sempre dal punto di vista della famiglia. Ecco invece un punto di vista diverso e interessantissimo, quello della tata stessa. Sara ci racconta la sua esperienza.

Buongiorno. Sono estremamente felice di aver trovato il vostro sito e di poter condividere le mie esperienze con voi.
Sono una tata e vivo con le famiglie dove lavoro.
Le famiglie con cui lavoro sono sempre bilingue, almeno bilingue perchè per la maggiorparte parlano tre anche quattro lingue in casa quotidianamente; cio’ significa che ogni adulto parla specificamente una lingua al o ai bambini della famiglia.
Ognuno di noi puo’ parlare anche le altre lingue, quindi se necessario si passa da una all’altra senza problemi né schemi di insegnamento vari.
I risultati ottenuti sono incredibili, stupiscono normalmente tutti quelli che incontrano questi bambini specialmente gli insegnanti, nonchè gli ortofonisti che pur essendo “esperti” non credo abbiano ancora molti strumenti per poter lavorare in modo spontaneo con bambini multilingue.
E qui arriva il nodo delle domande che la lettura delle vostre lettere mi ha suscitato:
metodo o spontaneità assoluta ?
lasciare il bambino completamente libero e adattarsi o insistere su diversi aspetti?
Se si decide di usare un metodo , quale? Continua

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la Repubblica.it10 luglio 2009

Il bilinguismo? Un vantaggio


Si impara meglio fin da piccoli

CRESCERE in una casa in cui si parlano due lingue avvantaggia il bambino, che non solo impara fin da piccolo a cavarsela fra quella di mamma e quella di papà nello stesso tempo in cui i suoi coetanei ne imparano solo una, ma acquista anche una marcia in più: le sue capacità cognitive sono più agili rispetto a quelle dei suoi coetanei monolingue.

E’ la conclusione di uno studio pubblicato su PNAS e condotto dal professor Jacques Mehler insieme ad Agnes Kovacs della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste. I bambini esposti a due lingue, fin da piccoli sviluppano strategie di apprendimento più flessibili. E a un anno sono in grado di imparare in maniera più veloce ed elaborata rispetto ai bambini della stessa età che di lingue ne ascoltano solo una. In particolare, vivere a fianco di mamma e papà ad esempio inglese ed italiano o spagnola e tedesco, migliora nei piccoli le funzioni esecutive, processi fondamentali per eseguire compiti non solo verbali, ma di gestione e pianificazione di attività e coordinazione delle azioni.

Da anni il professor Mehler, direttore del laboratorio Linguaggio, cognizione e sviluppo della SISSA, studia la plasticità del cervello, che permette di imparare due o più lingue. In questo studio sono stati osservati bambini di 12 mesi – sei bilingue, sei monolingue – impegnati in un compito che richiede il controllo delle funzioni esecutive, ed i risultati dei due gruppi sono stati messi a confronto. Sottoposti a stimoli sonori sotto forma di parole differenti, con strutture differenti, i bambini dovevano capire in quale lato dello schermo di un computer sarebbe comparsa la figura di un pupazzo, che attraeva la loro attenzione: a certe parole il pupazzo appariva a destra, ad altre a sinistra. I bilingue hanno dimostrato di capire subito il trucco e hanno risposto bene e rapidamente, mentre i loro coetanei monolingue hanno fatto più fatica ad associare la differenza fra le parole al alto in cui sarebbe spuntato il pupazzo.

“Ancora prima di parlare, un bambino esposto a due idiomi dalla nascita sa distinguere la lingua materna da quella paterna ed apprende regolarità linguistiche più in fretta rispetto ad un bambino monolingue”, spiega il professor Mehler. Il suo cervello, infatti, “è più duttile perché è più allenato a distinguere fra stimoli provenienti da lingue diverse, senza che queste interferiscano fra di loro”.

In precedenza il professore e colleghi avevano studiato il comportamento di bambini monolingue e bilingue di sette mesi, osservando che già a questa età i secondi mostravano abilità cognitive di controllo superiori rispetto ai primi. Ora la ricerca su Science dimostra che ad un anno il cervello di un bambino cresciuto in un ambiente bilingue sviluppa funzioni esecutive accresciute. Attenzione, però: “Questo non significa essere più intelligenti, solo più allenati: una competenza che in qualche modo i bilingue acquisiscono passivamente”, chiarisce Mehler.

“Il cervello umano ha, entro certi limiti, un’enorme plasticità e non si confonde di fronte a stimoli diversi. Dai 7 ai 12 mesi c’è un progresso, e un bambino bilingue impara a gestire con successo compiti più complessi, ad acquisire e distinguere strutture linguistiche diverse e monitorarle simultaneamente in modo più efficace rispetto ad un coetaneo monolingue”, conclude Mehler. Va aggiunto, però, che “se il vantaggio è evidente in tenera età, ai monolingue non mancheranno più avanti con gli anni le occasioni per recuperare e colmare il dislivello”.

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