Poiché non spero, in te mi struggo e spero,
anima, che ti cerco nell’imago;
traggo partito dall’andar vantando
rabbia che mi consuma; e mi rafforza
in cima alla tua assenza. Ad esser provo,
zittito ed arrogante, sol nell’ebbrezza
intesa in te, la vita pretendendo
a te che a vita mi frapponi indugio
che il tempo mi divora e atteso dona;
col fiore dolce e lieve della morte,
gioia novissima, a me sparso in fronte,
sotto la luna, a mezzanotte, in sorte,
e il soffio tuo mordendomi ai capelli:
che neppure il dolore mi nasconde.
Disio che manco, né il soffrir mi tace,
ermo mio fiore, algido. Ed incolto.











